40 anni fa finisce l’obbligo di vaccinarsi contro il vaiolo: la malattia era vinta

19 Agosto 2021 • in evidenza, Storia • Visualizzazioni: 264

Risale a quarant’anni fa – era il 1981 – l’abrogazione dell’obbligo della vaccinazione antivaiolosa in Italia (peraltro già sospesa nel 1977). L’anno prima, il 1980, una risoluzione dell’OMS aveva ufficializzato l’avvenuta eliminazione a livello planetario di quella malattia altamente contagiosa di origine virale (Variola major, la più grave, e Variola minor). Da questa eradicazione – avverte oggi l’OMS – ci sono molte lezioni da imparare, in primis «l’importanza della cooperazione sanitaria internazionale».

Vignetta satirica sulla vaccinazione contro il vaiolo

di Valerio Marchi

Il lancio del programma intensivo di eradicazione (vaccinazione a tappeto, strategie di coordinamento del personale sanitario, sorveglianza, contenimento) risale al 1967. L’ultima infezione si verificò in Somalia nel 1977. Il costo dell’operazione fu di circa 300 milioni di dollari, ma si è stimato un risparmio di un miliardo di dollari l’anno per l’economia globale.

Il testo della risoluzione del 1980 dichiarava che «il mondo ed i suoi popoli» avevano ottenuto «la libertà da una delle malattie più devastanti a manifestarsi con epidemie in molti paesi sin dai tempi più remoti, lasciando morte, cecità e deturpazione nella sua scia e che solo un decennio fa era dilagante in Africa, Asia e Sud America». Oggi tutto ciò dice poco o nulla a buona parte dei più giovani, ma una prospettiva storica può aiutare a coglierne la portata.

La vaiolizzazione

Il vaiolo, di origine euroasiatica, era tanto vecchio quanto l’umanità. Recrudescente in Europa ed esploso – importato dagli spagnoli – nel Nuovo Mondo, vi provocò vere e proprie stragi. Nel nostro continente, favorito della crescita demografica e dei grandi inurbamenti, ebbe un’impennata nel Seicento e divenne nel Settecento l’«epidemia del secolo». La mortalità era altissima (solo nel Novecento uccise 300 milioni di persone) e i sintomi terribili: vescicole e cicatrici diffuse, dolori e pruriti intensi, danni a vari organi, acute infiammazioni agli occhi, deformazioni, emorragie… Ma anche i postumi residui nei sopravvissuti erano impressionanti.

La cultura illuministica del Settecento fu assai attiva nel sostenere l’«innesto» del vaiolo, cioè la «vaiolizzazione», che consisteva nell’inoculare a scopo profilattico il vaiolo umano secondo una pratica che circassi e cinesi, esperti della malattia e consapevoli del fatto che chi la contraeva e la superava rimaneva immune, praticavano da secoli. Essi deponevano sopra un graffio prodotto sulla cute del braccio una goccia di pus prelevato da pustole di persone infette, oppure facevano aspirare per via nasale le croste polverizzate delle pustole stesse: veniva così provocata artificialmente una malattia innocua per scampare dalla grande malattia che, per capirci, nel Settecento causò in Europa più morti delle guerre di successione (spagnola, austriaca, polacca), della guerra dei Sette anni e dalle prime guerre a difesa od offesa della Francia rivoluzionaria. In Inghilterra e quindi in Europa, la pratica fu portata dalla grande Lady Mary Wortley Montagu (Holme Pierrepont, 26 maggio 1689 – Londra, 21 agosto 1762) nel 1721 e adottata dall’illuminata principessa del Galles, Caroline of Brandenburg-Ansbach, moglie del futuro Giorgio II. La resistenza dei medici fu ostinata e Lady Montagu non sbagliò a individuarla nei loro interessi. In ogni caso, lentamente, la pratica si affermò. Anche in Francia.

Lady Mary Wortley Montagu, che portò le tecniche asiatiche di immunizzazione in Europa nel 1721.

In Italia

Fra il 1765 e il 1766 due illustri illuministi lombardi, Giuseppe Parini e Pietro Verri, si schierarono a favore di quella «medicina profilattica»: il primo scrivendo l’ode L’innesto del vaiolo

(quel vaiolo che «con la man rapace / ne le tombe condensa / prole d’uomini immensa») per vincere «la superstizion del ver nemica» (l’ignoranza di chi rifiutava la vaiolizzazione); il secondo elogiando «questa benefica medicina che non aspetta il male per risanarlo, ma vigila e anticipa, perché non venga», e lamentandosi che la «medicina profilattica» fosse «troppo generalmente negletta, per disavventura dell’umanità».

In realtà, pur riducendo il pericolo la vaiolizzazione non era del tutto affidabile, perché utilizzava materiale biologico umano infetto e qualcuno si ammalava e moriva. La vaccinazione introdotta dal medico inglese Edward Jenner alla fine del Settecento, invece, utilizzò la versione bovina del virus, naturalmente attenuata (si chiama “vaccinazione” proprio perché ha a che fare con le vacche e con il “vaiolo vaccino”) ed esponeva a rischi molto minori.

Edward Jenner, nato nel 1749 nella campagna inglese presso Berkeley, nel Glouchestershire, era immune dal vaiolo perché da bambino fu vaiolizzato (o variolizzato), ossia gli era stato inoculato del pus di Variola virus, agente del terribile vaiolo umano. All’epoca, in Inghilterra, morivano di vaiolo circa 40mila persone all’anno, mentre moltissime altre rimanevano deformate a vita, e numeri analoghi valevano per molti altri Paesi. La vaiolizzazione riduceva alquanto la possibilità di ammalarsi ma era rischiosa, gli insuccessi non erano pochi e oltretutto il malato rimaneva contagioso (cosa che invece sarebbe stata evitata, un giorno, dal vaccino).

Dai 14 ai 21 anni Jenner aveva imparato i rudimenti di farmacologia e chirurgia dal dottor Daniel Ludlow. Poi, nei primi anni settanta, a Londra, era stato allievo del celebre medico-chirurgo scozzese John Hunter. Nella Capitale si era laureato in Medicina e si era occupato anche di anatomia, dissezione di cadaveri, preparazione di medicine, chimica, ostetricia, studi naturalistici… Quindi, tornato a Berkeley, aveva ripreso anche vecchi interessi come la geologia, la paleontologia e quella passione per le mongolfiere che gli aveva fatto incontrare Catherine Kingscote, sua futura moglie dal 1788 e madre dei loro tre figli Edward, Catherine e Robert.

Edward Jenner in una illustrazione.

La svolta di Jenner

L’anno di svolta fu il 1796: il 14 maggio Jenner inaugurò un percorso che, 180 anni dopo, portò alla totale eliminazione del vaiolo. Partendo dal fatto che le mungitrici infettate dal vaiolo bovino (il cowpox, una leggera infezione virale delle mucche) dopo lievi disturbi erano naturalmente protette dal vaiolo umano (smallpox), Jenner decise di provare a trasmettere il vaiolo vaccino da persona a persona quale meccanismo di protezione. A far da cavia fu il figlio del suo giardiniere: si chiamava James Phipps, aveva otto anni e non si è mai ammalato di smallpox. L’idea però pare non fosse di Jenner, ma di un allevatore che avesse già tentato la pratica.

In ogni caso Jenner praticò due incisioni su un braccio del bambino e introdusse materiale infetto estratto da una pustola di Sarah Nelmes, una giovane mungitrice che aveva contratto il cowpox. Nel giro di pochi giorni il piccolo James manifestò una leggera forma di cowpox, dimostrando che il vaiolo bovino poteva essere trasmesso da una persona all’altra, e non solo dalla mucca all’uomo; poi, altrettanto rapidamente, James si riprese. A questo punto bisognava verificare se fosse protetto anche dal vaiolo umano. Per scoprirlo, il 1° luglio, Jenner gli inoculò il virus dello smallpox: con grande sollievo di tutti la temutissima malattia non si sviluppò. Ciò provava che, grazie all’innocuo vaiolo bovino, si era immunizzati contro il vaiolo umano.

A questo esperimento ne seguirono molti altri sinché, nel 1798, Jenner pubblicò un testo in cui descriveva la procedura seguita con successo. Considerato che il termine latino per “mucca” è vacca, e che il vaiolo bovino è detto vaccinia, quel metodo fu chiamato vaccination, vaccinazione. Nel 1801, poi, dunque 220 anni fa, il medico inglese terminò un suo saggio dichiarando che «l’annientamento del vaiolo, il più tremendo flagello dell’umanità, sarà il risultato finale di questa pratica». La strada fu ancora lunga e frastagliata, fra errori, controversie e opposizioni di gruppi no-vax ante litteram, ma la previsione di Jenner si avverò: l’ultimo caso di vaiolo nel mondo risale al 1977.

Nonostante gli alti riconoscimenti ricevuti a inizio Novecento sia nella sua patria sia altrove, Jenner continuò a fare il medico di campagna, vaccinò gratis i poveri e lavorò alla causa che aveva abbracciato finché arrivarono anni segnati da disgrazie famigliari. Morì nel 1823. Non parliamo nemmeno dell’oblio che già aveva sommerso Lady Montagu e che dura ancor oggi. La vaccinazione, che sostituì gradualmente la vaiolizzazione, fu resa obbligatoria in Inghilterra a metà Ottocento e proseguì il suo lungo e vincente percorso in tutto il mondo.

Vaccinazioni contro il vaiolo. Foto Library of Congress.

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