Pérez-Reverte: il coraggio e la colpa

Editoria, in evidenza, Storia • Visualizzazioni: 156

Quale incredibile fonte di piccole storie personali è mai la guerra, un evento così terribile da mettere chiunque ne sia testimone di fronte a sé stesso, a scelte e a decisioni dolorose.

di Carlo Rotondo

Sono storie spesso quasi del tutto sconosciute ai più e sussurrate a mezza voce; ricostruite grazie al ritrovamento di foto, lettere, oggetti, ripescati per caso nei cassetti di un mobile o tra le pagine di un libro.

Quella narrata dallo scrittore ed ex inviato di guerra spagnolo Arturo Pérez-Reverte, ne L’italiano è una vicenda senz’altro più nota; in passato, oggetto di rivisitazioni cinematografiche e materia di studio e di analisi tra i cultori di questioni militari.

La copertina del libro di Arturo Pérez-Reverte, L’italiano, Rizzoli.

Quando l’Italia entra in guerra il 10 giugno del 1940, alla fonda presso la diga foranea del porto di Algeciras, presso lo Stretto di Gibilterra in Spagna, c’è la nave cisterna italiana Olterra. Il comandante della petroliera decide di autoaffondarla per evitare che cada nelle mani degli inglesi che presidiano la navigazione tra il Mediterraneo e l’Oceano Atlantico, anche a difesa del transito dei propri convogli militari e commerciali.

Due anni dopo, grazie all’intuizione di Antonio Ramognino, un tecnico specializzato della Piaggio aeronautica di Genova, la Olterra diventerà suo malgrado protagonista di ripetute e spericolate azioni di guerra. Siamo nel luglio del 1942 e la scena principale del conflitto è altrove, Erwin Rommel e Bernard Law Montgomery combattono a El Alamein, in Africa; a Stalingrado , sul fronte russo, comincia la più tragica delle battaglie e a Varsavia, in Polonia, scatta l’operazione “soluzione finale” con la deportazione degli ebrei del ghetto verso i campi di sterminio.

Nella baia di Gibilterra, invece, ci si affronta in una strana guerra di trincea perché il campo da conquistare è uno specchio di mare, strategico per la sua posizione. Algeciras e Gibilterra sono collegate via terra e protette da posti di blocco, ma ciò che le divide via mare sono solo poche miglia nautiche.

Gli uomini della squadriglia italiana dell’Orsa Maggiore (sulla vicenda esiste un film del 1953, I sette dell’Orsa Maggiore) attraverseranno a più riprese notte tempo la baia per incursioni subacquee contro le navi inglesi; per compiere queste spericolate azioni saranno impiegati i siluri a lenta corsa, i cosiddetti “maiali”, armati con cariche esplosive e già utilizzati con successo nel dicembre del 1941 ad Alessandria d’Egitto, sempre contro la flotta britannica.

In questo microcosmo ad alta intensità emotiva, Pérez-Reverte, con uno stile narrativo intrigante e ricco di spunti per un ulteriore approfondimento storico, scrive un’appassionante spy-story, nella quale i personaggi, tra pedinamenti, interrogatori, tradimenti e vendette, portano a compimento il proprio destino.

Evitando l’errore di schierarsi, l’autore si tiene in equilibrio e non cade nella trappola dell’identificazione in quanti hanno combattuto dalla parte sbagliata della storia e descrive uno scenario a più livelli fatto di grande perizia nella fase pionieristica dell’immersione subacquea, di coraggio disperato di un manipolo di uomini, di amicizia e di amore cementati nella condivisione di momenti tragici ed eterni della propria esistenza.

Arturo Pérez-Reverte, L’italiano, Rizzoli, 2022

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