Il 16 settembre 1990 l’astronomo Henry E. Holt dopo aver scoperto l’asteroide 7060 della cosiddetta Fascia principale, ovvero quella regione del sistema solare situata all’incirca tra le orbite di Marte e di Giove, gli diede il nome di Mariam Al-Asturlabi, astronoma del X secolo. Che sappiamo di lei?
di Valeria Palumbo
Una lunga storia quella del rapporto tra donne e studio del cosmo. C’è una parola, “astrolabio”, che per esempio richiama il nome dell’astronoma Mariam Al-Asturlabi. Si pensa al mondo islamico come a un mondo di totale segregazione femminile; invece, soprattutto nei primi secoli, non mancarono, tra le seguaci del profeta Mohammed, le donne sapienti. Mariam fu tra loro. L’astrolabio, da cui deriva il suo nome, fu in effetti inventato in Grecia: la tradizione lo assegna a Ipparco di Nicea, al quale si attribuisce anche la scoperta della precessione degli equinozi, ossia lo spostamento dell’asse attorno al quale la Terra compie la rotazione giornaliera. In realtà, non sappiamo se Ipparco abbia davvero inventato l’astrolabio, ovvero lo strumento con il quale gli antichi riuscivano a localizzare e calcolare la posizione dei corpi celesti, dal Sole alla Luna, dai pianeti alle stelle.
LA NASCITA DELL’ASTROLABIO
Certo è che comparve in Grecia verso il II secolo a.C. e da lì passò nel mondo ellenistico. In particolare, ad Alessandria, dove Teone, il padre della celebre scienziata e filosofa Ipazia, ne approfondì lo studio. A lui si deve un saggio sull’astrolabio piano. E a sua figlia, appunto, il suo miglioramento. Lo strumento perfezionato dalla filosofa e matematica alessandrina passò quindi in eredità ai grandi scienziati arabi, verso il 750. L’astronomo marocchino Abu Ali Hasan al-Marrakushi ne diede una puntuale descrizione nel XIII secolo. Ma già prima, nel X secolo, una donna ne avrebbe incrociato il destino.
IL PADRE DI MARIAM
Il padre di Mariam, ricordato come al-’Ijli al-Asturlabi, era un apprendista di Bastulus o Nastulus, abile costruttore di astrolabi, a Baghdad. È del maestro, che era musulmano ma forse era di origine greca, il più antico astrolabio che possediamo e che risale al 927-928. Mariam a sua volta divenne un’allieva, una tilmīthah, del padre, oltre che di Bastulus, e lavorò ad Aleppo, alla corte di Sayf al-Dawla, un grande condottiero della famiglia degli Hamdanidi, che regnò dal 944 al 967 e si distinse soprattutto per le battaglie contro i bizantini. Pur in un momento difficile per il mondo islamico, Mariam riuscì a concentrarsi sui suoi astrolabi. Si dice che i suoi disegni fossero complessi e innovativi e per questo che i suoi strumenti fossero i migliori.
ERA ORIGINARIA DELL’ARABIA SAUDITA
Anche se non ne conosciamo nessuno, perché Mariam non firmava i suoi lavori. Non sappiamo nemmeno se si dedicò soltanto agli astrolabi o se fu anche una studiosa di matematica e geografia, com’era tipico degli scienziati dell’epoca. Certo, per costruire un astrolabio bisogna saper fare calcoli molto complessi. In realtà di lei sappiamo davvero pochissimo: non conosciamo con esattezza dove e quando fosse nata né quando morì. È noto che la sua famiglia era originaria del Nejd, un altopiano nel centro dell’Arabia Saudita, sul quale, oggi, sorge la capitale Riyad. Non sappiamo nemmeno se Mariam avesse una sua famiglia e dei fratelli: forse no, visto che non era così comune che un padre scegliesse una figlia femmina come sua allieva.
UN GRANDE TALENTO
Ma forse, come in seguito sarebbe successo per molti pittori rinascimentali occidentali, semplicemente il padre di Mariam si accorse del suo grande talento e seppe assecondarlo e favorirlo. A citarla è un celebre e illuminato biografo musulmano di probabili origini persiane, Ibn al-Nadim, che morì nel 995 o 998 e quindi fu suo contemporaneo. La grande opera di Ibn al-Nadim, Kitāb al-Fihrist, è una vera summa del sapere pre-islamico mediorientale, greco, latino, ebraico, e di quello islamico, nel segno della più totale continuità.
SCIENZA, MAGIA E RELIGIONE
Anche in questo caso, scienza e mondo magico e religioso si uniscono, poiché i preziosi astrolabi di Mariam non servivano soltanto a guidare i marinai nella navigazione, ma anche per fare gli oroscopi. E per individuare la direzione della Mecca per la preghiera, chiamata Qibla, per fissare l’inizio e la fine del Ramadan e indire la festa del sacrificio, ʿīd al-aḍḥā. Oggi ritroviamo il nome di Mariam nello spazio: l’astronomo Henry E. Holt ha chiamato così, dopo averlo scoperto il 16 settembre 1990, l’asteroide 7060 della cosiddetta Fascia principale, ovvero quella regione del sistema solare situata all’incirca tra le orbite di Marte e di Giove.
DA L’EPOPEA DELLE LUNATICHE. STORIE DI ASTRONOME RIBELLI, DI VALERIA PALUMBO, HOEPLI, 2018
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