Ginestra Giovene: 90 anni fa ci spiegò l’atomo

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Nel 1936 l’editore milanese Hoepli pubblicò Alchimia del tempo nostro, un manuale per spiegare a un vasto pubblico le scoperte sull’atomo e la radioattività. Lo firmava una fisica, Ginestra Giovene (1911-1994) che si era dedicata alla divulgazione per le discriminazioni incontrate nel mondo scientifico. Ma che ne divenne maestra.

Giovene si era laureata in fisica nel 1931.
Con una tesi in astronomia, la sua passione fin da bambina. Suo relatore era stato il celebre astronomo Giuseppe Armellini. Un traguardo tutt’altro che facile in pieno fascismo. Ginevra era anche decisa a non sposarsi. Ciò che desiderava davvero era lavorare con i ragazzi di via Panisperna, il drappello d’avanguardia della fisica italiana. Iniziò, in effetti, a frequentare l’istituto. Da volontaria. Sperava così di ottenere un posto di ricercatrice. Ma il direttore del Regio istituto di fisica dell’Università di Roma, Orso Mario Corbino, non voleva donne tra i piedi. Non era un’eccezione all’epoca. Era poco lungimirante, come quasi tutti.

Ginestra non riuscì a farsi assumere, ma nell’Istituto incontrò Edoardo Amaldi.
Lo sposò nel 1933, con lui ebbe un matrimonio felice e quattro figli. Nel 1934 fu assunta come precaria al Cnr. Al Cnr era già stata: aveva vinto una borsa di studio dopo la laurea e aveva frequentato un corso di specializzazione in radiocomunicazioni. Ma al Cnr il lavoro, sia pure presso la redazione della “Ricerca scientifica”, penalizzava sia la sua intelligenza sia la sua preparazione, benché Ginestra ne avesse approfittato per promuovere le scoperte del gruppo di via Panisperna. Dopo un paio d’anni la studiosa si stufò. E decise di dedicarsi alla divulgazione scientifica per conto proprio.

Con la moglie di Enrico Fermi, Laura Capon (1907-1977), scrisse il saggio Alchimia del tempo nostro.
Era un manuale per spiegare a un vasto pubblico le scoperte sull’atomo e la radioattività dall’antichità al presente. Fu edito da Hoepli, nel 1936. Due anni dopo Enrico Fermi avrebbe ricevuto il premio Nobel: lui e la moglie avrebbero approfittato del viaggio a Stoccolma per abbandonare l’Italia, il fascismo e le sue leggi razziali (Laura era ebrea). Dopo la morte di Enrico, nel 1954, Laura sarebbe diventata una convinta militante pacifista.

Ginestra rimase in Italia, dove, nel 1944, perse la figlia Paola, di soli otto anni.
Fu un dramma che la segnò moltissimo, ma che la indusse a impegnarsi ancora di più nella divulgazione. Ancora durante la guerra (dalla quale Edoardo tornò fortunosamente) iniziò a scrivere un libro che poi sarebbe diventato il suo più celebre. Fu pubblicato nel 1951, si intitolava Questo mondo grande e terribile e fu tradotto in inglese, francese, russo e spagnolo. Nel 1946, andò con Edoardo negli Stati Uniti. Solo per poco, però. Ginestra voleva vivere in Italia e riuscì a convincere il marito a rientrare.

Qui riprese la sua attività di divulgatrice, collaborando a moltissime riviste e scrivendo libri per le scuole.
Tra i suoi saggi, caratterizzati da una scrittura chiara e lineare, Materia e antimateria (1961), Galileo Galilei (1964), Il nostro mondo e l’universo che lo circonda (1966), ultimo suo libro importante, pubblicato ancora una volta da Hoepli. Ebbe anche un ruolo importante nelle prime trasmissioni di divulgazione scientifica della Rai: Classe Unica (1954); Telescuola (1959-1961); Piccola Enciclopedia Popolare (1962-1965); Almanacco (1963-1965). Scrisse pure la sceneggiatura di circa venti film scientifici poi realizzati dal regista Giorgio Ponti. Tutto questo le diede notorietà. Forse in misura superiore a quanta non ne avesse il marito.

Non era quello che avrebbe voluto da ragazza. Ma seppe farlo al meglio. E la divulgazione scientifica e astronomica, in Italia, le deve moltissimo.

BRANO TRATTO DA L’epopea Delle Lunatiche di Palumbo Valeria, edito da Hoepli, 2018. Tutti i diritti di Valeria Palumbo.

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