La prima avvocata d’Europa? Era rumena e si chiamava Sarmiza Bilcescu

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Ci ha messo del suo anche Nicolae Ceaușescu che, nel voler reinventare Bucarest e trasformarla nella prima vera capitale socialista, prima approfittò del terremoto del 1977 per abbattere un terzo del centro storico e coprirlo di palazzoni stile Pyongyang, che oggi conservano un inconfondibile color inquinamento. E poi cambiò i nomi alle strade. Così se ci si mette sulle tracce di Sarmiza Bilcescu (1867-1935), la prima avvocata d’Europa, oltre alla mancanza di biografie, strade o istituzioni dedicate, lapidi, film, foto e altre fonti, si inciampa nel fatto che teoricamente oggi l’indirizzo in cui nacque, Strada Sălciilor 1, è poco più di una strada periferica di baracche. Ma un tempo quel nome apparteneva all’attuale Strada Thomas Masaryk, motivo per cui alcune biografie segnalano anche quell’indirizzo, che invece è in pieno centro e in una zona in cui sorgono ancora interessanti ville ottocentesche, alcune delle quali restaurate.

Sarmiza Bilcescu (1867-1935)

Sarmiza non ha ancora avuto una sua serie tv, a differenza di Lidia Poët (1855-1949), che l’avrebbe preceduta e che, come oramai si sa, il 9 agosto 1883, ottenne l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati e Procuratori di Torino, dopo la laurea in legge e i due anni di praticantato. Ma ebbe contro il procuratore generale del Regno d’Italia e poi sia la Corte d’appello che la Corte di Cassazione, le quali, pur in mancanza di qualsiasi legge che vietasse alle donne l’avvocatura, le revocarono il titolo.

LIDIA POËT

Lidia continuò a esercitare la professione, pur non potendo rappresentare i suoi clienti in aula e dovendosi rivolgere per ogni firma al fratello. Privata del titolo (che ottenne solo nel 1920) Poët si dedicò anche a molte battaglie, dalla riforma delle carceri al voto delle donne, dalla riabilitazione dei minori che avevano commesso reati al cambiamento delle leggi sulla condizione femminile. Viaggiò molto e non si sposò mai. La serie in streaming su Netflix le ha restituito notorietà. E l’ha resa pure simpatica. Lidia doveva esserlo davvero, benché un interessantissimo articolo che il Corriere della Sera le dedicò a tutta pagina nel 1884, in occasione della sentenza della Cassazione, la ritraeva piuttosto compassata e severa, com’era d’obbligo per una “signorina” di buona famiglia. Lidia doveva dunque sforzarsi ad apparire austera e schiva per rintuzzare le malelingue.

DIFFICILE TROVARE NOTIZIE

In mancanza di una serie e soprattutto di una biografia aggiornata, per riscoprire Sarmiza Bilcescu ci vogliono buone gambe e una certa pazienza, oltre che una sana riconoscenza per Google che permette di tradurre le pagine a lei dedicate su Internet in rumeno. Perché le biografie in altre lingue sono piuttosto magre e nelle nostre librerie l’unico lavoro che vada letto è Lidia Poët e le prime avvocate, La storia vera del femminismo forense in Europa, ottimo lavoro di Alberto Nicòtina  per Bollati Boringhieri. Ma anche in rumeno si registra una sola biografia tutta dedicata a Sarmiza: è del 1947, l’ha scritta un intellettuale, politico liberale, diplomatico rumeno, Mihail Fărcășanu, che firmava come Mihai Villara e che, nel 1946 fu condannato a morte e riuscì rocambolescamente a scappare in Italia. È introvabile, perfino nelle biblioteche universitarie di Bucarest.

LA VITA DI SARMIZA

Sarmiza era figlia di Dumitru Bilcescu e Mariei Georgian, piccoli boiardi che, nonostante le origini agiate, condividevano le idee delle rivoluzioni liberali del 1848. Lui, che si occupava di finanze statali, fu tra i fondatori della Banca Nazionale di Romania. Lei era un’appassionata di arti e letteratura. Avrebbe preferito che Miza scegliesse Lettere, ma la ragazzina, che per sette anni aveva studiato in casa con il precettore Păun e aveva un notevole talento per il pianoforte, aveva anche idee chiare sul futuro, sostenuta soprattutto dal padre. Così, dopo aver frequentato per un certo periodo il prestigioso Collegio di San Sava, che esiste tutt’ora e nel quale sorse la prima scuola di diritto rumeno, scelse Giurisprudenza. A 17 anni ottenne la maturità e poco dopo partì per Parigi con la madre per studiare alla Sorbona. In realtà, all’inizio si iscrisse proprio a Lettere, ma dopo un breve ritorno in patria per un’epidemia di colera, prevalse il suo e il volere paterno.

COM’ERA DIFFICILE FREQUENTARE L’UNIVERSITÀ

A Lidia Poët, che non mancò mai a una lezione, salvo quelle di anatomia, i professori proposero un tavolo a parte, per evitare di stare troppo vicino ai compagni. Lei rifiutò e per quattro anni sedette al primo banco, salvo poi non poter scambiare, a fine lezione, neanche una parola con gli altri studenti per evitare chissà che pettegolezzi. Pure Sarmiza si presentò a tutte le lezioni, ma con la madre. Parigi, intendiamoci, non era così diversa dal resto d’Europa: il professor Paul Sonday la cacciò dall’aula dicendo che la scienza era cosa da uomini. Il portiere della facoltà tentò di impedirle di entrare. Lei insistette.

La prima donna era stata ammessa alla facoltà di Diritto, in Francia, solo nel 1884, e, in assoluto, la prima universitaria era stata immatricolata nel 1863 a Lione. Per curioso che possa sembrare, l’Italia era arrivata prima perché, nonostante una pasticciata legge sull’ammissione agli Atenei, non si era mai riusciti a vietare alle donne l’Università, visto che la penisola aveva prodotto le prime laureate al mondo. In sintesi, se non fossero state tragiche, le condizioni imposte alle ragazze per studiare nell’Ottocento sarebbero state esilaranti.

Comunque, Bilescu sostenne tutti gli esami, mentre continuava pure a studiare con il pianista Antoine François Marmontel e alla fine, si laureò nel 1887. Nel 1890 superò l’esame di dottorato. Fu la prima donna a ottenere il titolo accademico di Dottore in Giurisprudenza dall’Università della Sorbona, con la tesi Sulla condizione giuridica della madre nel diritto rumeno e francese. Solo che la Francia, proprio come l’Italia, impediva alle donne di diventare avvocate.

IL RITORNO IN ROMANIA

Sarmiza, allora, se ne tornò in Romania, dove fu accolta in modo trionfale. Anziché limitarsi ad accettare gli inviti in tutti i salotti e a esibirsi al piano, intuì che gli allori erano fragili e si iscrisse all’ordine degli avvocati di Ilfov, che includeva anche Bucarest. I rumeni fecero allora quello che i giuristi italiani si erano rifiutati di fare: ammisero che nessuna legge lo impediva. Il tribunale d’appello di cui varcò il portone è ancora lì, intatto, sulla riva del fiume Dâmbovița che attraversa Bucarest. Ma Sarmiza, a differenza di Lidia, che continuò a fare l’avvocata nello studio del fratello, non esercitò mai. Il suo, chiarì, era stato prima di tutto un atto dimostrativo, a vantaggio delle donne.

CANDIDATA ALLE POLITICHE

Dopodiché non stette con le mani in mano e, grazie anche all’amicizia con la regina Maria di Sassonia-Coburgo-Gotha (la sovrana che avrebbe trattato a Parigi, dopo la Prima guerra mondiale, e avrebbe ottenuto la Transilvania per la Romania), fondò scuole e associazioni. A cominciare, nel 1894, dalla Società delle Donne rumene, per la promozione dell’istruzione e della condizione femminile. Nel 1897 si sposò con l’ingegner Constantin Alimănişteanu; ebbe con lui, l’anno dopo, un figlio, Dumitru, che avrebbe appoggiato le attività sociali della madre, sarebbe diventato anche ministro e sarebbe poi stato arrestato dal regime comunista e tenuto in carcere fino al 1963. Sarmiza rimase vedova nel 1911 e dovette accorgersi che il suo esempio non era bastato: nel 1901 la richiesta di Elena Popovici di diventare la seconda avvocata del Paese fu respinta. Senza motivo. Ma, come aveva spiegato bene Anna Maria Mozzoni, la madre del femminismo italiano, già negli anni Ottanta dell’Ottocento, se non hai chi ti rappresenti in Parlamento, non esisti.

Così anche Sarmiza divenne non solo presidente della Federazione delle donne universitarie, ma entrò in politica e, negli anni Trenta, si candidò per il Partito Liberale Nazionale. Era una sfida perché le donne, secondo la Costituzione del 1923, non potevano votare e avevano solo un limitato accesso ai suffragi locali. Nel 1935 Bilescu si ritirò in campagna. Morì il 26 agosto di quell’anno e fu sepolta a Bilcești.

UN GRAZIE SPECIALE ALL’AVVOCATA MARINA CURZIO

Valeria Palumbo

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