Seconda guerra mondiale: così i servizi segreti britannici neutralizzarono i nazifascisti interni

9 Agosto 2020 • in evidenza, Storia • Visualizzazioni: 341

Il racconto dell’organizzazione che durante la Seconda Guerra Mondiale neutralizzò i nazifascisti inglesi

di Alex Miozzi

In pochi sanno che i collaborazionisti britannici, fiancheggiatori del Terzo Reich, al termine della Seconda Guerra Mondiale ricevettero una speciale onorificenza, la kriegsverdienstkreuz 2 Klass. La croce bronzea al merito di guerra di seconda classe per i non combattenti fu ottenuta nel 1946 da Marita Perigoe e Hans Kohout, in prima fila tra le spie britanniche naziste. È da dire che avendo la Germania perso il conflitto contro gli Alleati anglo-americani, entrambi le dovettero nascondere all’interno della fodera dei propri divani.

Kriegsverdienstkreuz 2 Klass

Per ironia della sorte queste ultime medaglie, sulle quali era stampata l’odiosa svastica, vennero coniate appositamente dai servizi serviti britannici per spie tedesche di cui nessun servizio segreto nazista aveva mai sentito parlare. Tuttavia, data la complessità della vicenda, è bene fare un passo indietro fino all’inizio della guerra.

La Gran Bretagna sola contro il Terzo Reich

Questa storia ha inizio nel giugno del 1940, quando la Germania nazista aveva praticamente occupato tutte le nazioni dell’Europa continentale. Inoltre, se Hitler e Stalin, già l’anno prima, avevano stipulato un patto di non aggressione reciproca, meglio noto come patto Molotov-Ribbentrop (che Hitler violerà invadendo l’URSS esattamente un anno dopo, ndr), l’Italia era appena entrata in guerra al fianco dei nazisti, mentre la Spagna di Francisco Franco era in ogni caso una dittatura fascista non ostile a Berlino. Nella cosiddetta ora più buia, per citare l’omonimo film (di Joe Wright, del 2017), nella quale la Gran Bretagna, guidata dal neo primo ministro Winston Churchill, aveva stoicamente deciso di resistere praticamente da sola contro l’armata nazista, Guy Liddle, capo del controspionaggio MI5 (Military Intelligence, Sezione 5, ndr) comprese che all’interno della stessa nazione avrebbero potuto esserci pericolosi simpatizzanti nazisti. A occuparsene venne scelto un trentenne, ex dipendente della filiale della Westminster Bank, Eric Roberts.

Eric Roberts e la moglie Audrey Sprague

Eric Robert, l’anti James Bond

Un anti James Bond, simpatico e dotato di grande sense of humor, Roberts riusciva a carpire naturalmente la fiducia di fascisti, antisemiti, e in ogni caso di tutti coloro i quali avrebbero preferito un armistizio con i cosiddetti cugini tedeschi, o addirittura un’invasione, piuttosto che proseguire un conflitto che avrebbe certamente garantito privazioni, lacrime, sangue e morte. Un antieroe sposato, e con prole, un borghese senza ascendenze nobiliari, peculiarità che in alcuni ambienti era un requisito essenziale per svolgere certi ruoli e ricoprire specifiche cariche, che si era scoperto un eccellente agente in grado di intercettare sacche di resistenza anti-britannica potenzialmente lesive. A sceglierlo fu Maxwell Knight, che dopo svariati incarichi, venne nominato ai vertici dei servizi segreti, che ne comprese le straordinarie potenzialità.

La Minaccia dell’Unione Britannica Fascista

Autentica spina nel fianco dell’Inghilterra era stato la BUF, Unione Britannica Fascista (British Union of Fascist, ndr), guidato da Oswald Mosley (padre del futuro patron della Formula Uno, Max Mosley, ndr), che prima dello scoppio del conflitto era riuscita a catalizzare tutti i simpatizzanti nazifascisti, che non erano certamente scomparsi né avevano di certo cambiato idea, non limitandosi solamente a sperare nella vittoria dell’Asse. 

Oswald Mosley

Preoccupavano i piccoli episodi di sabotaggio, quali incendi e piccole devastazioni ai danni di commercianti ebrei, all’interno del Regno Unito, seppure, di contro, era pur vero che nessuno degli sparuti gruppuscoli di fascisti britannici, piuttosto disorganizzati anche nei rapporti tra di loro, era riuscito a mettersi in contatto con l’intelligence tedesca.

La conseguenza fu che a luglio circa 750 membri della BUF, oltre a circa 70mila, fra tedeschi e austriaci, e 40mila italiani, presenti sull’isola, erano stati arrestati senza troppi riguardi. Un clima di paranoia, condito da altri incidenti da questo derivanti, come l’affondamento dell’SS Arandora Star, con a bordo circa 1200 internati, silurata da un U-boat tedesco, che fece inevitabilmente il gioco di Berlino, senza contare un indefinito numero di segnalazioni di attività sospette. Un repertorio assortito di pericoli derivanti da militari non meglio identificati dediti ad attività non specificate, simboli di innamorati disegnati qua e là confusi con indicazioni di carattere spionistico fino a presunti gelati avvelenati di proposito, e altre amenità del tutto al di là del bene e del male.

Quella che era stata quindi denominata come la minaccia di una potenziale, quanto fantomatica, quinta colonna, era in ogni caso qualche cosa che non poteva certo lasciar dormire sogni troppo tranquilli, e con cui, in ogni caso, il governo britannico era costretto a fare i conti. Tuttavia, a questo punto, l’agente Roberts, ora in forza a pieno titolo all’MI5, avrebbe fronteggiato con intelligenza e fantasia, ma non senza la stretta collaborazione di quella che sarebbe divenuta a brevissimo una nuova, importante pedina di questo gioco: Victor Rothschild.

Victor e Barbara Rothschild, 1936

Victor Rothschild, l’aristocratico inventore cacciatore di spie

Terzo barone e ultimo discendente dell’importante dinastia di banchieri ebrei inglesi, conteso tra l’eredità bancaria familiare e studi scientifici, oltre ad attività ludiche, tra jazz ed auto sportive, quasi trentenne decise di fornire il proprio contributo alla guerra.

Una coraggiosa scelta prima di tutto in difesa della propria nazione, oltre che in opposizione al pensiero nazifascista che lo vedeva in qualche modo, insieme alla propria famiglia, oggetto di odio antisemita, e che lo portò a diventare uno scienziato aristocratico cacciatore di spie, una figura perfetta per un romanzo o un fumetto.

La nascita di Jack King e dell’Operazione Quinta Colonna

Eric Roberts, che da lì a poco, per evidenti esigenze di segretezza, acquisì l’identità di Jack King, iniziò a intercettare direttamente insospettabili signore che a loro volta, una volta incontrate, lo mettevano in contatto con altri simpatizzanti nazisti. Scoprendo che, a dispetto della reale esistenza di questo piccolo esercito di potenziali minacce, non vi era fortunatamente nulla di organizzato, al gruppo di intelligence di cui Roberts/King era ormai diventato, per così dire, il frontman, venne un’idea a dir poco geniale: se non esisteva una rete di spie naziste inglesi loro stessi avrebbero potuto crearne una. Ed è infatti con questa denominazione che nacque l’Operazione Quinta Colonna, messa in piedi nel 1942 e conclusa nel 1947, in grado di reclutare ogni potenziale collaborazionista con i nazisti, da tenere impegnato con innocui incarichi creati ad hoc, e che in ogni caso avrebbe tolto importante linfa vitale a una vera rete di spie naziste, nell’ipotesi in cui quest’ultima fosse davvero esistita.

Casi emblematici di questa vicenda, con cui Roberts/King ebbe a che fare, furono quelli di Nancy Brown e di Eileen Gleave, giovani donne di profonda fede hitleriana, che in vario modo cercavano di monitore le difese del Regno Unito, e che disprezzavano così tanto propri connazionali da esultare ogni qualvolta un raid aereo della Luftwaffe (l’aeronautica militare nazista, ndr) colpiva un obiettivo, anche civile, come una scuola o un ospedale. Un altro protagonista di questo racconto fu Ronald Creasy, piccolo possidente direttamente discendente dalla stirpe normanna, che insieme a sua moglie Rita, si avvicinarono alla BUF a causa delle sperequazioni sociali a cui erano ingiustamente sottoposti i propri lavoratori, come le decime destinate alla Chieda d’Inghilterra e alle università di Oxford e Cambridge, originariamente istituti religiosi.

Per quanto Roberts/King fosse a questo punto su di un crinale piuttosto pericoloso, essendo ormai noto personalmente a un certo numero di persone, appoggiato da Rothschild e dai propri superiori più illuminati, rilanciò ulteriormente la posta in gioco.

Marita Perigoe e Hans Kohout, aspiranti agenti dell’Asse

Fu in questa fase che avvenne l’incontro con Marita Perigoe, fascista fino al midollo, che per la vittoria del Reich avrebbe fatto veramente qualsiasi cosa. 

Marita Pergoe

Quest’ultima era un personaggio che andava ben oltre le improbabili teste calde con cui aveva a avuto a che fare prima di allora, che gli fece conoscere a sua volta un’altra recluta: Hans Kohout.

Hans Kohout

Austriaco di nascita, prima di recarsi in Inghilterra fu già nel ’29 un precoce membro del partito nazista, di certo piuttosto volenteroso e almeno altrettanto ingegnoso ma spesso non all’altezza del ruolo, dal furto di segreti in stato di ebbrezza (ubriaco) a idee poco ortodosse e almeno altrettanto inefficaci. In ogni caso, era un esperto di alluminio, e fornì a Roberts/King alcuni dettagli relativi all’aereo Mosquito, oltre a stratagemmi tecnologici impiegati per ingannare i radar tedeschi.

Per quanto, a differenza di quest’ultimo, la Perigoe abbia sempre nutrito seri sospetti nei confronti di Roberts/King, quest’ultimo si era ormai dichiarato a entrambi come il loro terminale diretto con l’Abwehr, il servizio segreto tedesco, in quanto agente segreto della Gestapo. Inoltre, sia Perigoe che Kahout, che qualche altra delle principali spie, per rafforzare ulteriormente questa incredibile messinscena, ricevevano un sussidio che credevano provenisse dalla Germania, ma che in realtà fuoriusciva dai fondi dell’MI5. Un peculio che nel caso della donna serviva a fronteggiare guai famigliari, a partire dell’arresto del marito per collaborazionismo, problematiche che fortunatamente la distolsero dall’intento di smascherare Roberts, di cui si fidava sempre meno.

Un’illusione salvifica

Al netto di tutta una serie di considerazioni, non soltanto di carattere storico, e della valutazione di circostanze che avrebbero potuto far scivolare l’intera vicenda ben oltre il grottesco a noi noto, possiamo affermare che Jack King, il più importante agente segreto tedesco della Gestapo sul suolo britannico, non soltanto non ha mai lavorato un solo giorno per Berlino, ma è rimasto totalmente ignoto ai membri del comando dello stesso Abwehr, almeno fino alla fine della guerra, e per giunta, in quanto tale, non è mai nemmeno realmente esistito.

Un’illusione che ha salvato l’Inghilterra, almeno in quel periodo, da potenziali infiltrazioni spionistiche naziste, questo grazie a Eric Roberts e ai membri dell’Operazione Quinta Colonna.

La copertina de “L’uomo che fece perdere la guerra ai nazisti”.

Fonti: Robert Hutton, “L’uomo che fece perdere la guerra ai nazisti”, Newton Compton (“Agent Jack – The True Story of MI5’s Secret Nazi Hunter”, Paperback)

 

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