Sergio Scandura: il giornalista che racconta che cosa succede davvero nel Mediterraneo

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Disse una volta Leonardo Sciascia: «Queste cose le ho dette a un giornale spagnolo, perché qui non me le chiede nessuno».

di Alessandro Trocino, per gentile concessione della newsletter Rassegna Stampa del Corriere della Sera (lunedì 19 giugno 2023)

Senza fare paragoni impropri, è vero che se non siete assidui ascoltatori di Radio Radicale, probabilmente non conoscete Sergio Scandura (SU TWITTER:

@scandura) . E invece, già nel marzo dell’anno scorso l’Essenziale (derivazione di Internazionale), ne parlava come di «una celebrità internazionale». A conferma, venerdì il quotidiano francese Le Monde (a firma Allan Kaval) ha dedicato l’intera terza pagina a «l’italien» Sergio Scandura, «vedetta del Mediterraneo».

Per anni Scandura, che ha base a Catania, ha seguito i processi di mafia e la cronaca giudiziaria. Poi, ci racconta, nel 2017 c’è stata la svolta: «Quell’anno, un caro amico della Reuters, Steve Scherer, mi chiama e mi fa: stai ascoltando Zuccaro?». Si riferisce al procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, autore di un teorema giudiziario secondo il quale c’erano accordi tra le Ong e i trafficanti di migranti. «Quell’anno Zuccaro stava facendo il giro delle sette chiese nelle commissioni. Mi misi ad ascoltarlo e capii che c’erano parecchie cose che non andavano. Intanto, aveva ripreso gli assunti di uno youtuber, Luca Donadel, che aveva sostenuto un racconto farlocco sulle ong, con tutto il contorno di tesi sulla sostituzione etnica e su Soros. Ho avuto l’impressione che si trattasse di una sorta di caso Tortora del Mediterraneo. Alla fine tutti i processi hanno demolito le sue tesi. A quel punto ho sentito la necessità di documentare e confutare le minchiate sui salvataggi in mare».

Da allora, quelle che da buon catanese Scandura chiama «minchiate», sono cresciute a dismisura. «Fu allora che cominciò una campagna che mise in soggezione la guardia costiera, una delle migliori al mondo. Fino al 2017 erano isolate le voci critiche sui salvataggi. Fino ad allora non si poneva il problema: era normale salvare la gente che annegava. Zuccaro ha fatto da apripista a sovranismo e populismo. Certi assunti sono stati cavalcati dalla destra, ma non solo. Ricordiamo i “taxi del mare” di Luigi Di Maio e anche le posizioni del ministro dem Marco Minniti. Da allora cominciò quella che io chiamo la “viminalizzazione dei soccorsi”. La Guardia costiera ha smesso di comunicare e non ha toccato più palla, come a Cutro».

QUI LE CRONACHE DI SERGIO SCANDURA SU RADIO RADICALE

Scandura non fa sconti a nessuno. Memore della lezione pannelliana: «Fu Marco a dire, più di vent’anni fa: mettiamo delle telecamere sulle boe per vedere che cazzo succede nel Mediterraneo». Una di quelle telecamere oggi è Scandura. Che è diventato uno dei massimi esperti della questione. Non solo dal punto di vista teorico, ma anche pratico: «Io faccio un monitoraggio di barche e aerei. Abbiamo sottoscritto un abbonamento ai segnali satellitari delle navi e ricevo informazioni da vari radioricevitori amatoriali». Non va sulle navi, Scandura, perché «altrimenti non potrei monitorare». E non scrive per giornali: «Non ne ho il tempo, me l’hanno chiesto in molti, ma lo sai quanto ci vuole per verificare tutte le notizie che do per radio Radicale?».

imageUno dei grafici di Sergio Scandura per Radio Radicale

NON FA SCONTI A NESSUNO
Una radio che, con la sua sincerità quasi eversiva, il suo trasversalismo coraggioso e disinteressato, e con il sostegno di un partito oggi praticamente inesistente, in tanti anni è diventata una fucina di giornalismo (ci piace ricordare Massimo Bordin, tra gli altri). Scandura è partito nel suo lavoro nel Mediterraneo con la difesa delle Ong ma ora non si fa problemi a contestarle apertamente. Negli ultimi mesi ha spesso usato un hashtag provocatorio su Twitter: #trattativaStatoOng. Perché? «Perché oggi stanno seguendo con diligenza le regole dei porti lontanissimi, hanno frequenti interlocuzioni con il governo. Le capisco, eh, con il decreto Ong sono costrette a vivere quello che si chiama chilling effect. A non assumere, a causa di leggi assurde, neanche comportamenti leciti. Sono sotto scopa. Ci sono stati eccessi diplomatici con il Viminale, Lamorgese compresa. È una sorta di istinto di sopravvivenza: certe Ong sono molto grandi, muovono molti soldi, c’è da preservare un marketing umanitario, che è giustissimo, e quindi si evita di superare una soglia. Alcune delle loro navi hanno già ricevuto la prima sanzione. In caso di sanzioni reiterate, c’è la confisca».

In effetti è da un po’ che non si sentono azioni incisive delle Ong. Servirebbe più disobbedienza civile? «Il paradosso è che una volta noi radicali facevamo la disobbedienza contro leggi incivili e sbagliate. Oggi bisognerebbe metterla in pratica per far rispettare le leggi internazionali. Ma chi le fa rispettare? Non c’è una giurisdizione vera sulle leggi del mare, dovrebbe essere l’Unione europea ad aprire una procedura d’infrazione, ma di questi tempi non è il caso».

Il lavoro di Scandura negli ultimi tempi è sempre più difficile e importante: «Non ci forniscono più i dati. Il Mediterraneo è diventato un buco nero. La Guardia Costiera ha ripreso dopo Cutro, per difendersi dalle accuse, a comunicare qualcosa. Ma per cinque anni ha taciuto. Anche molte Ong si sono chiuse a riccio. Emergency non è più quella di Strada. Intersos non c’è più. E persino l’Unhcr, l’agenzia Onu dei rifugiati, ha evidentemente ceduto al Viminale e non diffonde dati. Se voglio sapere di che nazionalità sono i migranti sbarcati a Lampedusa e da dove sono partiti, devo fare lunghe ricerche, perché nessuno lo dice. Neanche il cruscotto del Viminale ha i dati disaggregati. C’è un clima di omertà che è funzionale a nascondere la questione».

È PESSIMISTA
Scandura – spesso dossierato e intercettato per il suo lavoro – è pessimista: «Dare soldi a Tunisi è inutile. Già Di Maio aveva dato 200 milioni. Ma così sono soldi buttati, come quelli per Tripoli». Che bisognerebbe fare, allora? «L’unico che ha detto le cose come stanno è stato Mario Draghi. Quando ha spiegato che l’immigrazione è un fenomeno ineluttabile. Abbiamo blindato la rotta di terra dei Balcani, loro partono dal mare. Servono canali umanitari. Respingerli fa moltiplicare gli arrivi e il business: perché chi viene imprigionato, paga per uscire, e paga per tornare».

E la sinistra? «I 5 Stelle hanno una posizione non così distante dalla destra. Conte, non appena formato il governo con il Pd, andò ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, per ringraziare la guardia costiera libica e i nostri apparati per aver contenuto centinaia di migranti». E Schlein? «Vediamo. Quando a Lampedusa il centro era pieno, Salvini fece un blitz, con i cronisti al seguito, per chiedere le dimissioni del ministro Lamorgese. Ora, con il centro strapieno, il Pd dovrebbe essere qui. A Lampedusa e sulle navi. Mancano gesti carismatici. Non puoi lasciare la scena solo a Soumahoro».

In questi casi di solito si dicono cose come «è difficile capire come andrà a finire». Scandura, però, ha già un’idea: «Andrà sempre peggio. I motopesca con centinaia di persone a bordo sono a rischio. Basta un motore in avaria, un’onda e centinaia di persone sono fottute».

Alessandro Trocino

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