Sakine Cansiz e la questione curda

14 Maggio 2019 • in evidenza, Storia • Visualizzazioni: 194

Sakine Cansiz con alcune compagne del Pkk.

Parigi, 9 gennaio 2013
Sakine Cansiz, leader del partito indipendentista curdo (PKK) è stata uccisa assieme
alle sue compagne Fidan Dogan e Leyla Seylemez nel centro culturale curdo di rue La Fayette,
non distante dalla stazione nord parigina.

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Manifestazione in ricordo di Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Saylemez.

 

La mappa di dove si trovano le popolazioni curde in base ai dati Cia World Fact Book 2014.

La situazione politica della Turchia dal Ventunesimo secolo

Durante la maggior parte della sua storia nazionale repubblicana la Turchia non ha mostrato interesse da un punto di vista politico nei confronti del Medio-Oriente. Il processo di occidentalizzazione ha influito su questo atteggiamento. Dopo la fine della Guerra Fredda, con il configurarsi di nuovi contesti geo-strategici, la Turchia ha mutato politica nei confronti degli Stati confinanti. Per esempio ha adottato un ruolo più attivo nell’ambito del conflitto israelo-palestinese.

Nel primo decennio del Ventunesimo secolo la Turchia ha costruito canali privilegiati di dialogo e cooperazione con gran parte dei propri vicini. Dal 2011 in poi i rapporti tra la Turchia e alcuni Paesi, come Siria, Egitto e Israele, sono stati messi in crisi dalle Primavere Arabe e da altre tensioni locali. A complicare lo scenario è subentrata l’ascesa del movimento jihadista dello Stato Islamico in Iraq e Siria: la Turchia si è trovata a far fronte a questa minaccia e allo stesso tempo alle pressioni dell’Occidente che richiedeva un coinvolgimento più attivo nella lotta all’Isis.

Lo scontro vero e proprio tra Siria e Turchia è cominciato nel 2011. Il governo turco fin dall’inizio si è schierato contro il regime siriano di Bashar Hafiz al-Asad, alleandosi con i gruppi ribelli del Nord della Siria. Questa scelta ha suggerito un atteggiamento tollerante verso lo Stato islamico con cui la Turchia condivideva un nemico: i curdi siriani. I curdi erano sostenuti dagli Stati Uniti nella lotta contro l’Isis. Il regime di Asad invece era sostenuto dalla Russia. Nel frattempo in Turchia sono stati compiuti alcuni attentati di stampo jihadista, in particolare a partire dal 2015. Nell’anno seguente i conflitti si sono fatti sempre più aspri. Il governo turco ha così deciso di invadere la Siria, rompendo il rapporto di “fiducia” con lo Stato Islamico. Nella fase finale del conflitto la Turchia è passata da un atteggiamento di tolleranza (reciproca) a un’aperta ostilità contro il regime dell’autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi.

2014-2016: evoluzione della situazione territoriale curda tra Turchia, Iraq e Siria.

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Sakine Cansiz, nome di battaglia Sara, leader del Pkk.

Il Golpe militare in Turchia del 1980
e la storia recente del Paese

Il 12 settembre 1980, il generale Kenan Evren, Capo di Stato Maggiore, dirige il terzo colpo di Stato in Turchia, dopo quelli del 1960 e 1971. Oltre a dissolvere i partiti tradizionali, i golpisti lanciano una pesante campagna contro il gruppo indipendentista curdo, il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), fondato nel 1978. Eletto presidente nel 1982, in seguito a un processo di “normalizzazione”, Kenan Evren rimane in carica fino al 1989 (nel 2012 è stato messo sotto processo e nel 2014 condannato all’ergastolo). Il suo programma unisce un’impostazione economica neo-liberista e un’impostazione politico-culturale conservatrice e filo-islamica. Nel frattempo l’emergenza curda si fa più pressante. Nel 1990 ritorna l’instabilità politica che culmina con un nuovo “golpe morbido” militare nel 1997. Nel 1999 torna al potere (fino al 2002) Mustafa Bülent Ecevit, già premier prima del golpe del 1980. Sotto il suo governo fu arrestato e condannato a morte (condanna poi mutata nell’ergastolo) Abdullah Öcalan, leader del Pkk.

Militari durante il golpe in Turchia del 1980.

Ma alle elezioni anticipate del 2002 la disfatta del suo gruppo, il Partito della Sinistra democratica, ha come effetto il trionfo di Recep Tayyip Erdoğan, del partito della Giustizia e dello Sviluppo. Il successo di Erdoğan si rinnova nel 2007 e nel 2011. Il neo-premier rafforza la politica di repressione contro il Pkk e i guerriglieri curdi, anche al di fuori dei confini nazionali. Nel 2009, Erdoğan inaugura però un processo di pacificazione con i curdi per porre fine al conflitto. L’accordo siglato con il Pkk viene violato nel 2015 per ragioni elettorali e internazionali, legate alla guerra n Siria. Nel frattempo il presidente (dal 2014) inaugura una politica sempre più autoritaria. Nel luglio 2016, secondo l’accusa del premier, le forze armate turche tentano senza successo di rovesciarlo. La repressione che segue colpisce con crescente intensità i rappresentanti dell’opposizione, intellettuali e giornalisti.

Tentativo di colpo di Stato in Turchia nel 2016.

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, in carica dal 2014.

Tutto quel che io desidero è di avere accanto
un volto splendente come il tulipano.
Se alle montagne narrassi il mio soffrire
sui pendii non crescerebbero più i fiori.

Baba Tahir, sec. X

 

Territorio originario dei curdi ai tempi dell’Impero romano.

Che cos’è il PKK?

Il PKK è il partito dei lavoratori del Kurdistan, fondato da Abdullah Öcalan. L’organizzazione ha cominciato a prendere forma a partire dal golpe militare in Turchia del 1971, per costituirsi formalmente il 27 novembre 1978. Dopo il colpo di Stato dell’esercito del 1980, la Turchia ha vietato l’uso della lingua curda. Nel 1984, il Pkk ha deciso di prendere le distanze dagli altri partiti democratici curdi e passare alla guerriglia armata.

Sin dalla sua fondazione il PKK ha previsto che le donne svolgano un importante ruolo, sia all’interno del partito, che nelle milizie armate.

L’ideologia del leader Öcalan si è modificata nel corso del tempo: l’iniziale orientamento marxista-leninista è stato indirizzaro verso posizioni confederalista-democratiche.

Dagli anni 2000, il PKK è stato giudicato, a livello internazionale, un’organizzazione terroristica. Dopo Turchia e Stati Uniti, dal 2002, anche l’Unione Europea  si è indirizzata verso una condanna del movimento, benché una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 2008 si sia espressa in senso contrario.

In questi anni il partito ha sostenuto la lotta dei curdi siriani e iracheni contro l’Isis e ha mantenuto il fronte aperto contro il Governo turco. I numerosi tentativi di cessate il fuoco non hanno ancora portato alla fine del conflitto.

Guerriglieri del Pkk.

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Abdullah Öcalan, leader del Pkk.

 

Militari turchi.

I servizi segreti turchi

Millî İstihbarat Teşkilâtı (MIT), l’Organizzazione Nazionale di Intelligence, è l’ente di intelligence turco. È stato istituito nel 1965 come sostituto del precedente Milli Emniyet Hizmeti (MAH), Servizio di Sicurezza Nazionale. Il direttore del MIT, che ha sede ad Ankara, è, dal 2015, Hakan Fidan, in passato incaricato delle trattative di pace con il Pkk. L’organizzazione, dal ’65, faceva rapporto al primo ministro turco, fino all’abolizione di tale carica nel luglio del 2018. Nel 2014, in seguito a delle modifiche della legge dei servizi segreti, il MIT ha ottenuto una significativa estensione dei suoi poteri, mentre è stato ridotto il controllo delle forze armate.

Poliziotti francesi.

Le indagini

A 6 anni dal triplice omicidio delle attiviste curde esponenti del PKK, Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Seylemez, il principale sospettato del delitto rimane Omer Güney, francese di origine turca legato ai servizi segreti turchi del MIT.
Le tre donne sono state uccise da colpi di fucile alla testa, arma che è poi stata ritrovata nell’auto del sospettato. In seguito sono state anche rilevate tracce di DNA delle attiviste sul suo giubbotto.
La presenza di Güney all’interno dell’edificio in cui è avvenuto il delitto è stata inoltre confermata dalle telecamere di sicurezza.
Güney sarebbe dovuto andare a processo il 23 gennaio 2017, ma a causa dell’aggravamento delle sue condizioni di salute (già precarie), cinaque giorni prima dell’udienza, è stato ricoverato in ospedale dov’è deceduto poche ore dopo.
Le rappresentanze curde hanno giudicato sospetta la coincidenza e hanno accusato la Francia di essere responsabile della morte del principale e unico indagato per omicidi.
Il PKK ha sostenuto che il governo francese abbia voluto chiudere il caso accelerando la morte dell’imputato in modo da non compromettere i rapporti con la Turchia. Certo è che il PKK è considerato in Europa, come in Turchia, un gruppo terroristico.
Il governo turco ha respinto le accuse curde di essere responsabile del delitto già nel 2014. Lo stesso ha fatto nel 2017, dopo che la giustizia francese ha chiuso al caso dichiarando Guney e il MIT colpevoli dei tre omicidi. Nessuno però ha ancora pagato per la morte delle tre attiviste curde.

Parigi, 9 gennaio 2013. I corpi di Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Seylemez vengono portati via.

A cura degli studenti del Laboratorio di Radio e Tv web 2019, dell’Università Statale di Milano

 

 

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