La disastrosa Guerra civile americana del generale Burnside

18 Agosto 2020 • in evidenza, Storia • Visualizzazioni: 205

Ambrose Everett Burnside, generale nordista, fu probabilmente l’autore degli insuccessi militari più significativi dell’Unione durante la Guerra civile americana (12 aprile 1861 – 23 giugno 1865), nota anche come Guerra di secessione.

di Alex Miozzi

“Un uomo che ha commesso un errore e non lo ha riparato, ha commesso un altro errore” ebbe ad affermare Confucio. Con tutta probabilità questa potrebbe rappresentare la sintesi dell’intera carriera militare del generale nordista Ambrose Everett Burnside, culminata con il suo, del tutto involontario, capolavoro, la cosiddetta battaglia del cratere.

Prima di arrivare a quegli eventi, è tuttavia necessario ripercorrere la  sua storia personale.

Ambrose Burnett Burnside

Giovanotto atletico ed esuberante, a causa di una situazione famigliare in discesa, e ultimogenito su cui pareva dovesse gravare l’intera riscossa famigliare, il bivio che gli si parava davanti era la vita militare o la professione di sarto (che pare svolse in corrispondenza alla sua ammissione, nel 1843, come cadetto a West Point). Una volta diplomatosi, fu l’inventore di uno dei tanti modelli di fucile a retrocarica in circolazione, ma quell’iniziativa commerciale non ebbe grande successo. Allo scoppio della Guerra Civile, nel 1860, indossò di nuovo, e volontariamente, la divisa, e dati i suoi trascorsi presso l’accademia militare, gli fu assegnato il grado di colonnello, comandante del 1° reggimento di Rhode Island.

Per la partecipazione alla battaglia di Bull Run, (la prima battaglia con questo nome, nota anche come Prima battaglia di Manassas, combattuta il 21 luglio del 1861, e considerata come la prima grande battaglia terrestre, da non confondere con la Seconda battaglia di Bull Run, o Seconda battaglia di Manassas, combattuta tra il 28 agosto e il 30 agosto dell’anno successivo, ndr), Burnside venne nominato generale di brigata, con l’incarico di riorganizzare l’Armata del Potomac.

Burnside insieme ad ufficiali nordisti

Una flottiglia per rapidi spostamenti

A Burnside non mancavano le idee, anzi, che, con il senno di poi, si può serenamente affermare fossero tutt’altro che disprezzabili, proprio come quella che propose al suo superiore, generale George McClellan.

 Il generale George McClellan

Si trattava di creare una flottiglia composta da piccoli battelli a vapore, navi a vela a basso pescaggio, oltre a chiatte, in grado di trasportare approssimativamente tra i 10 mila e i 12 mila uomini, circa, l’equivalente numerica di una divisione, in grado di garantire rapidi spostamenti di truppe da una parte all’altra della costa da far penetrare poi nell’entroterra. La sua riuscita avrebbe addirittura potuto minacciare le principali linee di trasporto dei confederali, le cui forze si stavano via via concentrando in Virginia.

Il 4 gennaio venne dato l’ordine di salpare, che avvenne materialmente solo tra l’11 e il 12 gennaio, e da quel momento, per circa una decina di giorni, nei pressi della Baia di Hatteras, anche a causa di un tempo atmosferico avverso, della flottiglia nessuno seppe più nulla. Quando riapparve, il bilancio fu la perdita di due piroscafi, una cannoniera, una batteria galleggiante e, a seconda delle versioni, una o due golette, e, secondo le fonti, quasi nessun naufrago. Solo il 4 febbraio si concluse il passaggio della flotta nella baia e Pamlico Sound, e solo una decina di giorni dopo ebbe inizio l’attacco contro New Berne, sotto un’incessante pioggia. A dispetto delle condizioni atmosferiche, e di una guarnigione di confederati, forti di 8 mila uomini e 66 cannoni, tra foreste, fortificazioni, anche naturali, e dossi alti come bastioni, sarebbe bastato tenere in scacco l’avversario sudista. Inspiegabilmente, grazie a un attacco lampo ma a dispetto di una strategia assolutamente discutibile, in quanto l’assalto era un azzardo soprattutto perché non supportato da alcuna riserva, né di uomini, né di munizioni, l’operazione fu un successo.

Il rovescio dell’Antietam

A seguito della Seconda battaglia di Bull Run, la fase successiva del conflitto prese pieghe critiche per entrambi i contendenti. Da una parte la Confederazione sudista non era riuscita, tramite una guerra lampo soltanto immaginata, a sconfiggere il Nord, e man mano che si procedeva il conflitto i suoi leader si stavano rendendo conto che la speranza di vittoria, e di un definitivo affrancamento dall’Unione, si allontanava progressivamente. Dall’altra, quest’ultima, salvo sporadiche e marginali vittorie, dimostrava una chiara inadeguatezza strategica, e spesso tattica (sarà la battaglia di Gettysburg, di soli 10 mesi dopo, a rappresentare un’autentica chiave di volta nel confronto militare).

La battaglia di Antietam, nota alla Confederazione come battaglia di Sharpsburg, nel Maryland, combattuta il 17 settembre 1862, che per entrambe le fazioni avrebbe dovuto essere un colpo decisivo contro l’avversario, con circa 12.390 nordisti e 13.524 sudisti uccisi, su, rispettivamente, 65 mila e 40 mila soldati in campo, rappresentò una delle pagine più sanguinose dell’intera guerra.

Battaglia di Antietam, il generale Robert E. Lee

Questa volta la condotta di Burnside, grazie a “ritardi estremamente mortificanti e spiacevoli” (come da dispaccio ufficiale), rappresentò un contributo decisamente negativo, e, rispetto al passato, non vi fu nemmeno l’ombra di alcuna temerarietà. Dei suoi 12.000 uomini, circa, divisi in quattro divisioni, la prima era impegnata a fare rifornimenti, e riposarsi, la seconda era di riserva, la terza vagava alla ricerca di un fantomatico guado sul Potomac, o di un non precisato ponte non presidiato dal nemico, e solamente la quarta, composta all’incirca da 3.000 uomini, era diretta all’attacco. 

Non solo, poco dopo, McClellan aveva ordinato ai propri ufficiali di restare a disposizione, in prossimità di un treno apposito, per evitare che uno dei migliori ufficiali sudisti, il brigadiere generale James “Jeb” Ewell Brown Stuart, a capo del 1° cavalleria della Virginia, potesse sconfinare proprio in Virginia, territorio conteso tra i due schieramenti. Ovviamente, il nostro generale permise a uno dei suoi sottoposti, il luogotenente colonnello Edwin R. Biles, di ingaggiare un infruttuoso scontro con il nemico, lasciando così scoperto un importante avamposto strategico all’interno di una cava, e permettendo ai cavalieri di Stuart di sconfinare senza colpo ferire.

A questo punto, nella migliore delle ipotesi, tutti si sarebbero aspettati la rimozione d’ufficio del generale (sorte peraltro toccata a McClellan) o, in casi peggiori, un’inchiesta interna, se non addirittura un suo deferimento presso la corte marziale. 

Contrariamente a tutto ciò, fu proprio Burnside a succedere al suo generale superiore, probabilmente la decisione peggiore mai presa dallo stato maggiore del presidente nordista Abraham Lincoln.

Il presidente Abraham Lincoln

La beffa di Fredericksburg

La notte tra il 10 e l’11 dicembre di quell’anno i genieri nordisti iniziarono a lanciare ponti attraverso il Rappahannock, mentre il giorno dopo i fucilieri, e tutte le altre unità balistiche, agli ordini di Burnside, lanciarono un massiccio bombardamento. 

Battaglia di Fredericksburg

La città di Fredericksburg, oggetto dell’omonima battaglia, fu conquistata, e divenne oggetto di saccheggi che il nostro generale si guardò bene dal fermare. Tuttavia, come scrisse Giulio Cesare, nel De Bello Civili, “celeriter fortuna mutatur”, la sorte muta rapidamente, e l’iniziale conquista rappresenterà ben peggio della proverbiale vittoria di Pirro.

A causa dell’incapacità a comprendere che l’attacco non solo non stava funzionando, ma si stava rivelando una trappola micidiale a favore dei confederati, la battaglia prese una piega diametralmente opposta. 5.444 morti, 9.600 feriti, di cui una parte, con tutta probabilità, morì poi per le ferite e le infezioni conseguenti, fu il tragico bilancio nordista, contro i 595 morti, i 4.061 feriti e un indefinito numero di dispersi (le fonti indicherebbero 653 unità, molte delle quali tuttavia tornarono a casa propria per le festività natalizie, ndr) per il Sud.

Secondo il principio “promoveatur ut amoveatur”, questa volta Burnside fu avvicendato da Joseph “Fighting Joe” Hooker, e destinato temporaneamente a un distretto militare dell’Ohio. 

Da gazzarra locale a caso politico nazionale

Posto nella conduzione di non fare più danni, il nostro riuscì ugualmente a superarsi. Con tutta probabilità frustrato dagli insuccessi ottenuti, inclusa la richiesta, fortunatamente rifiutata dall’alto comando nordista, di compiere con le proprie truppe una lunga marcia attraverso il Sud, fino al mare (più o meno la stessa che successivamente compirà il ben più astuto … Sherman, ndr), inasprì la propria inflessibilità contro il movimento antiunionista dei copperhead, molto attivo in Ohio, e la sua severa attenzione si pose su Clement L. Vallandigham.

Clement L. Vallandigham

uest’ultimo, oltre che militante del Partito Democratico (ricordiamo che fino a John Fitzgerald Kennedy, e oltre, almeno in alcuni stati, i democratici erano in larga parte prima schiavisti e poi segregazionisti, ndr), era un facinoroso fomentatore di odio e disordini, detestato dalla maggior parte della popolazione. Anziché lasciarlo inguaiare con le sue stesse mani, e soprattutto senza consultare né un avvocato né alcun suo superiore, Burnside diede ordine di farlo arrestare senza un vero processo, trasformando il protagonista di una trascurabile rogna locale in un martire della libertà, con echi nazionali che crearono non pochi grattacapi allo stesso Lincoln.

Il successo di Knoxville

Per quanto il biennio 1862-63 per il nostro non fu dei migliori, il suo purgatorio si concluse con la difesa di Knoxville. Un successo tutto sommato abbastanza facile, viste la buona qualità delle fortificazioni dietro a cui si erano trincerati i nordisti, e la superiorità numerica di due a uno rispetto ai sudisti del generale James Longstreet, che perse nel fallito assedio un migliaio di uomini.

Per questo, nel 1864 Burnside venne nuovamente assegnato al 9° corpo, con cui raggiunse il generale Grant nella lunga e travagliata avanzata dello Wilderness (sede dell’omonima battaglia, 5-7 maggio 1864, che vedrà il confronto tra i generali Ulysses Simpson Grant e Robert Edward Lee) fino alla città di Petersburg.

Durante questa avanzata verso Spotsylvania, se il 12 maggio 1864 il generale Winfield Scott Hancock, grazie a un successo abbastanza inaspettato, si meritò il soprannome di Hancock il Magnifico.

Il generale Winfield S. Hancock

Di contro, Burnside, a causa della sua caratteristica indecisione proprio nei momenti cruciali, e una mediocrità di fondo nel gestire gli assalto, venne sconfitto da Early.

Un secondo fatale guado

Meno di una settimana dopo, il nostro generale si trovò nel troncone centrale dello schieramento nordista, le cui ali erano guidate dallo stesso Hancock e da Horatio Wright.

Il generale Horatio Wright

Proprio come era già accaduto nell’episodio dell’Antietam, in cui perse tempo utile alla ricerca di un ponte sicuro o di un guado facile, la sua indecisione determinò un copione analogo nel guado del  Mattapony con le proprie truppe. Grazie all’ennesimo ritardo, evidentemente cifra stilistica della sua carriera, riuscì a spezzare il proprio schieramento non garantendo abbastanza rinforzi ai commilitoni al di là del fiume. 

La trappola che il generale Lee, a capo dell’esercito confederato, aveva teso era riuscita proprio grazie all’inefficacia del nostro uomo, con un bilancio di 2.000 vittime per parte.

Da guerra di movimento a guerra di posizione

In linea generale, l’ultima fase del conflitto tra Nord e Sud aveva trasformato una guerra di parziale movimento, tra battaglie campali, scontri diretti, guerriglia e schermaglie varie, in una guerra di posizione. Un monotono stallo di trincea che logorava sempre di più i confederati, ma che non aiutava certamente i federali, il cui esercito ormai più forte era tenuto in scacco prevalentemente dai personalismi dei propri comandanti, oltre che dagli errori di cui sopra.

Riguardo a Burnside, un esuberante bisogno di primeggiare, sventuratamente non supportato da capacità tattiche, idee piuttosto brillanti, almeno sulla carta, ma realizzate nel peggiore dei modi, perennemente in bilico tra l’azione temeraria e i dubbi amletici che lo avevano addirittura portato alla quasi inazione, lo avevano inevitabilmente costretto a un ruolo di mero gregario. Ruolo che voleva lasciarsi alle spalle, e fu così che ebbe la paternità di un’altra delle sue idee geniali, almeno sulla carta.

La battaglia del cratere

Oltre a qualche compagnia composta da uomini di colore aggregate a suoi comandi, all’interno del 9° corpo si trovava anche il 48° reggimento Pennsylvania, composto principalmente da minatori appartenenti all’importante distretto carbonifero dello Schuylkill. Insieme al tenente colonnello Henry Pleasant, ingegnere minerario di professione, progettò la costruzione di una galleria sotterranea, che sarebbe sbucata dietro alle linee nemiche, e che sarebbe esplosa determinando un’enorme voragine entro la quale i soldati unionisti sarebbero transitati rompendo le linee confederate.

Ottenuto il consenso sia da Grant che da George Gordon Meade, per comprensibile prudenza, il primo, nel giorno dell’esplosione, preferì partecipare a un attacco simulato del 2° corpo comandato da Hancock, mentre il secondo disertò l’evento, il 25 giugno iniziarono i lavori di scavo. Un lavoro di esasperante lentezza operato con strumenti di fortuna, conclusosi il 29 luglio, che vide la posa sotterranea di quattro tonnellate di polvere da sparo per 150 metri di miccia.

Dopo una falsa partenza alle quattro del mattino, poiché la miccia, incredibilmente lunga, non si incendiava come avrebbe dovuto, l’esplosivo deflagrò circa un’ora dopo, con un sordo boato che sollevò una colonna di terra di qualche tonnellata, incluse svariate batterie di artiglieria e di soldati confederati, raggiungendo l’altezza di un centinai di metri. Ne fuoriuscirono un denso fumo, alte fiamme sulfuree, e successivamente si ebbe la ricaduta di gran parte del materiale terroso. La sorpresa aveva effettivamente funzionato come da previsione, e l’attacco attraverso il cratere, con una copertura di fuoco da parte dell’artiglieria dell’Unione, ebbe un folgorante inizio.

Immagine del cratere

Purtroppo, nessuno aveva addestrato le truppe a un attacco fondato sull’agilità degli stessi assaltatori, a causa del superamento delle stesse opere di difesa nordiste. Per giunta, le truppe del brigadiere generale James H. Ledlie non accorsero all’assalto, e, come sempre, gli uomini di Burnside giunsero troppo lentamente e in maniera piuttosto disordinata. Il risultato fu un indefinito numero di soldati nordisti, bianchi e neri, intrappolati all’interno di quell’enorme scasso da cui era perfino difficile risalire. Ovviamente i confederati non persero tempo, posizionando non soltanto i propri pezzi leggeri di artiglieria al di sopra del cratere, puntandoli al suo interno, ma ogni soldato presente si posizionò con i propri moschetti, con baionetta innestata, su entrambi i bordi per impedire la fuga dei nemici.

Costretto, obtorto collo, dalla tragica piega degli eventi, verso le due del pomeriggio Burnside diede ordine di cessare una carneficina che costò ai federali 4 mila caduti, circa, e solo mille tra i confederati.

“Fu la cosa più deprimente che avessi visto nell’intera guerra” ebbe ad affermare Grant, che di lì a poco destituì, definitivamente, Burnside.

Il generale Ulysses S. Grant

Al termine del conflitto, l’ex generale, dopo svariati insuccessi nell’ambito degli affari, questa volta come fabbricante di locomotive, ebbe un nuovo sprazzo, positivo, di celebrità in occasione dell’assedio di Parigi del 1870, nel ruolo di negoziatore tra Bismark e il rappresentante francese Jules Favre, fino alla sua candidatura come senatore del Rhode Island. Svolse la carica per due mandati, fino alla sua scomparsa nel 1881.

Monumento a Burnisde

“Chiunque abbia mai guardato negli occhi vitrei di un soldato morente sul campo di battaglia dovrebbe pensarci bene prima di iniziare una guerra” disse Otto von Bismark, uno che di guerra se ne intendeva. Occhi che, evidentemente, molti ufficiali della Guerra di secessione, al di là del proprio orgoglio, non erano mai riusciti a vedere.

 

 

Fonti: Charles Fair, Storia della stupidità militare – Da Crasso al Vietnam, Arnoldo Mondadori Editore

Per le foto: Library of Congress, Us

 

 

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