E i lager risuonarono di note italiane

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lotoro3Giuseppe Morosini scrisse nel carcere romano di Regina Coeli una Ninna nanna per soprano e pianoforte. Torturato, processato, condannato a morte, Morosini fu fucilato a Forte Bravetta il 3 aprile 1944. Non è che un esempio: prigionieri per motivi politici e razziali dei lager nazi-fascisti, prigionieri di guerra (degli Alleati o dei tedeschi, dopo l’armistizio e per il rifiuto di combattere nella Rsi), deportati dall’Himalaya all’America, anche gli italiani hanno dato un notevole contributo a quel fenomeno che prende il nome di “musica concentrazionaria”. Tra di loro, ovviamente, diverse donne, come la grande cantante livornese Frida Misul.

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Si tratta della musica scritta tra il 1933, anno di apertura di Dachau, al 1953, anno della morte di Stalin e della chiusura dei campi per i prigionieri di guerra in Urss. Il massimo esperto mondiale è Francesco Lotoro, docente di pianoforte presso il Conservatorio U. Giordano di Foggia e fondatore dell’Istituto di Letteratura musicale concentrazionaria (oggi Fondazione). Abbiamo intervistato Lotoro in occasione del convegno Ci ritroviamo alla fine, presso il Conservatorio di Milano. E in particolare gli abbiamo chiesto proprio del contributo degli italiani a questo “scaffale” sterminato, tragico e al tempo stesso straordinario, della storia della musica e dell’umanità.

 

Il convegno di Milano era dedicato in particolare a un lager misconosciuto: quello di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, il più grande fra quelli in cui furono internati, in Italia, gli ebrei stranieri. Nella primavera del 1943 c’erano in Italia circa 9mila ebrei stranieri: 6.386 di loro furono internati. Non soltanto a Centro-Nord. Ferramonti di Tarsia fu aperto tra il giugno e il settembre 1940, fu liberato dagli inglesi nel settembre 1943 e chiuso ufficialmente nel dicembre del 1945. Una storia dimenticata.

Sulla musica concentrazionaria la fonte più ricca di informazioni è il sito dell’Istituto di Francesco Lotoro: http://www.ilmc.it

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